La chiesa di San Nicola

Si ha testimonianza dell’esistenza di questo edificio sacro già nel 1588, anno in cui il vescovo Santonio, in visita pastorale ad Accettura, trova un edificio di dimensioni ridotte rispetto alla popolazione, invitando i responsabili comunali e la popolazione stessa ad ampliarla. È situata nella parte più alta del centro storico, nel quartiere “scarrone”. Nel corso del tempo, l’edificio ha ricevuto numerosi restauri di varia natura che ne hanno alterato l’aspetto originario. Quello che sappiamo con certezza è che l’altare maggiore era posizionato nella navata destra, dove attualmente si trova il crocifisso, mentre l’ingresso si trovava al lato opposto dell’ingresso attuale, ossia in prossimità della “piazzolla”.

 In pianta l’edificio mostra tre navate: una navata centrale più larga e alta rispetto alle laterali, divise a loro volta da tre campate che ospitano nicchie per le statue sacre; il campanile, invece, è collocato alle spalle della chiesa verso il vecchio ingresso.

Al di sotto della chiesa, in prossimità del crocifisso esiste ancora una tomba vuota appartenuta a una confraternita; spostandoci invece nella navata sinistra esiste una botola che conduce a dei locali sotterranei che occupano l’intero invaso della navata. Questi locali fungevano, fino al 1830, da cimiteri comuni; restaurati, oggi, conservano ancora l’ accesso diretto alla chiesa ma hanno anche due ingressi indipendenti.

A partire dal 1935 fino al 1940 l’edificio fu sottoposto ad un considerevole restauro di tipo funzionale che portò alla costruzione dell’ attuale scala monumentale e che interessò anche un portale in pietra del XIX secolo.

Dal punto di vista artistico abbiamo notizie interessanti riguardanti le opere d’ arte che la chiesa ospita da decenni. L’opera più importante, che custodisce in se valore artistico e sacralità, è il Crocifisso. Un recente restauro ha evidenziato le tracce di un rimaneggiamento del volto di Gesù, riscalpellato e privato della barba e dei capelli. Malgrado questo, la scultura conserva quasi intatto il forte pathos che la connotava originariamente, come si può notare sul volto del Cristo, dalle labbra dischiuse, e dalla smorfia di dolore sul viso stesso, che ne fa contrarre le guance e aggrottare le sopracciglia. Le palpebre sono chiuse nella grande arcata oculare. Minutamente evidenziato il reticolo delle vene e dei tendini sulle braccia e sulle gambe, in particolare sui piedi, di intenso e toccante realismo. Analogamente addome e costato lasciano affiorare muscoli e ossa, e la ferita aperta sul lato destro. Il Crocifisso è attribuibile a un maestro operante a Napoli sul finire del Quattrocento, a contatto con un ambiente ricco di stimoli culturali e luogo di incontro di correnti artistiche di marca settentrionale, in particolare influenzato dalla vena franco-fiamminga. Per la forte carica espressiva, per i lineamenti del volto e per la dettagliata e minuziosa descrizione dei particolari anatomici, nonché per la proporzionata volumetria, è un opera rapportabile al Cristo crocifisso di San Gregorio Armeno, a Napoli, che un ignoto eseguì nella seconda metà dello stesso secolo.

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