Il Maggio: un Cerro

Il Cerro appartiene alla famiglia delle Querce è come tale rientrava tra glia alberi cosmici, cioè quegli alberi che sono stati venerati e collegati alle divinità celesti già nelle popolazioni preistoriche. Per la parte mitologica del cerro viene ripresa quella della quercia per il ruolo che nei millenni si è saputo conquistare. Fra gli alberi che popolano i nostri Boschi è l’albero più alto per eccellenza, e questo per i greci era fondamentale per associarlo a una delle più potenti divinità: Zeus. Le statue del Dio dell’Olimpo erano coronate da rami di quercia con molte ghiande.Questa associazione permase anche tra i romani, visto che quando costruirono il tempio di Giove fu scelto un luogo vicino una Quercia sacra: anche tra i romani veniva utilizzata una corona fatta con rami di Quercia che simboleggiava il potere e il valore guerriero. Gli uomini sotto questi alberi secolari pregavano e ringraziavano gli dei affinché li proteggessero dalle insidie e gli donassero ricchezza e felicità. L’albero imponente che rendeva favori (benefici) veniva considerato “Albero della Vita”, perché rinasceva ogni primavera, così che gli uomini prendevano consapevolezza della soglia tra il mondo materiale e quello spirituale. Per questa ragione era considerata una pianta palingenetica ovvero ("che nasce di nuovo") per cui si ritrova nella filosofia stoica per indicare la rinascita dell'universo.

Possiamo dire tranquillamente che il Cerro è usato (potrebbe esserlo ancora di più)  in dendroterapia poiché è stato impiegato sia in farmacologia che nella medicina popolare. In passato veniva utilizzata sia internamente che esternamente nelle disfunzioni degli organi sessuali maschili e femminili e per cui impiegata per ristabilisce il ciclo mestruale, sia in difetto che in eccesso.

Nella corteccia, nelle ghiande e nelle foglie sono presenti tannino, acido gallico, pectina, quercina (principio amaro). La droga esercita azione stimolante sull’ attività sanguigna ed è un efficace astringente interno non chè decongestionante. Era indicata in caso di diarrea e dissenteria causate da affezioni alla cistifellea o al fegato, di disturbi osteo-articolari, sangue dal naso, ferite, infiammazioni dell’uretra; usata anche contro la raucedine, angina, faringite e catarri.

Anche la sua corteccia è ritenuta astringente, decongestionante, emostatica, antidiarroica, febbrifuga. In primavera sulle sue radici, vicino al tronco, si trovano piccoli globi all’esterno rossi, all’ interno bianchi e quasi lattiginosi; l’insieme di questi globi veniva chiamato “uva di quercia” ed anche queste hanno proprietà astringenti. L’uva di quercia si raccoglieva in primavera e si faceva seccare all’ ombra per polverizzarla e usarla in caso di dissenteria ed emorragie.

Il carbone di gemme e corteccia è indicato nelle malattie renali, mentre il carbone di legno veniva polverizzato ed usato contro il diabete e la tubercolosi. Le foglie masticate erano ritenute efficaci contro l’acidità di stomaco. Le ghiande tostate al forno e macinate venivano impiegate per catarri intestinali e dissenteria e usate finanche come surrogato del caffè.

La medicina popolare usava il “macerato” è questo era ottenuto lasciando a macero per 5 giorni, una manciata di polvere di ghiande fresche in 50 grammi di alcol e 450 grammi di acqua. Questo macerato era consigliato in caso di nefrite (infiammazione dei reni) bastava assumerne l0-l5 gocce al giorno.  Il decotto di corteccia (la corteccia doveva essere di rami giovani di non più di 2 anni e raccolti all’ inizio della primavera), l0 grammi bolliti per mezz’ ora in 200 cc di acqua, rappresenta un ottimo rimedio contro diarrea, emorragie gastro-intestinali, avvelenamenti da tabacco.

Il vino medicinale invece si prepara lasciando a macero un pugno di corteccia spezzettata per 8 giorni in un litro di vino rosso e 50 grammi di alcol; la quantità prescritta è di l - 2 bicchieri al giorno, in caso di tubercolosi. Esternamente, il decotto di cui sopra, veniva indicato per impacchi, lavaggi, irrigazioni, bagni, clisteri, in caso di ghiandole ingrossate, emorragie per disfunzioni ovariche, artrite batterica, emorroidi, ragadi anali e del seno, infiammazioni di bocca e gola; veniva consigliato anche per curare geloni e sudore ai piedi. Nelle infiammazioni veniva usato inoltre il decotto di foglie (5% rispetto all’ acqua e bollite per un’ora) per irrigazioni, due volte al giorno, con circa due litri di decotto che serviva anche per lavaggi in caso di psoriasi boccale (malattia infiammatoria), piaghe e ulcere. Nel catarro sono efficaci i suffumigi di corteccia. La polvere di corteccia impastata con acqua serve per curare ustioni e geloni. Sempre la medicina popolare consigliava di raccogliere le foglie in giugno, quando sono particolarmente ricche di linfa, così come le ghiande in autunno, quando sono ben mature; la corteccia dei rami giovani di non più di 3 anni, prima della fioritura, in maggio.

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